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La Madonna di Guadalupe inesauribile fonte di stupore, di fede e di grazia |
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Scritto da Alessandra Scarino
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sabato 29 ottobre 2011 |
La visione radiosa che, in una fredda mattina di dicembre del 1531, attende l’indio Juan Diego sull’altura del Tepeyac, a poca distanza da Città del Messico, ci ricorda la parabola evangelica del seme di senape: una cosa piccolissima, ma che racchiude in sé un albero lussureggiante sulle cui fronde gli uccelli costruiscono i loro nidi. Questo seme, nella storia della Madonna di Guadalupe ricostruita dallo scrittore e saggista Vincenzo Mercante nel libro “Sono la Signora del Messico. L’evento guadalupano nel contesto della storia messicana”, è Juan Diego stesso, uno di quei piccoli dall’apparenza insignificante che la storia degli uomini solitamente ignora, ma la storia di Dio invece privilegia e a volte glorifica già sulla terra.
Tutto è meraviglia e prodigio intorno a questa vicenda che trova nei suoi primi cronisti accenti narrativi da favola. Mercante, nel capitolo dedicato alle fonti, cita tra gli altri resoconti il “Nican Mopohua (Qui si racconta)” dell’indio Antonio Valeriano, redatto tra il 1548 e il 1555: fedele al dato e insieme attento all’aura soprannaturale degli accadimenti, il racconto che Mercante riporta nel suo saggio compendia con precisione e delicatezza l’evento fondante di questo luogo cardine della devozione mariana. Dalla prima apparizione che trasfigura la collina in una miniatura tutta oro e pietre preziose, alle successive traversie di Juan Diego che fatica a convincere il suo Vescovo Juan de Zumarraga della veridicità dell’accaduto, fino al prodigio dei fiori e dell’immagine acheropita (“non fatta da mani d’uomo”): tutto pare rientrare in una storia iniziatica destinata a ripetersi. Ma se queste prime memorie risentono della vocazione agiografica del tempo, i successivi eventi storici, che hanno visto l’edificazione del santuario, il compiersi di innumerevoli prodigi e la loro ufficiale consacrazione da parte della Chiesa, rappresentano un ricchissimo materiale da studiare, approfondire e in gran parte ancora da spiegare. La stratificazione iconografica e simbolica della miracolosa effige, che ritrae una donna meticcia regalmente abbigliata, impegna da secoli l’esegesi di teologi, antropologi, scienziati ed artisti, come ci racconta l’autore con profusione di dettagli e un attento vaglio delle testimonianze. Colori di natura sconosciuta che avvolgono più che intridere la stoffa, la scena del miracolo dei fiori riflessa negli occhi della Vergine nel cui grembo pulsa il battito di un cuore: sono alcuni tasselli di questo mistero di amore e di grazia che, nella nostra epoca di arido e scettico razionalismo, sgretolano ogni logica umana e tengono viva in noi una vitale nostalgia d’infinito.
Alessandra Scarino
Vincenzo Mercante, Sono la Signora del Messico. L’evento guadalupano nel contesto della storia messicana, Tangram Edizioni Scientifiche, Trento 2011, pp. 149, € 12,50.
Per gentile concessione del settimanale cattolico della diocesi di Trieste Vita Nuova |