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lunedì 08 ottobre 2018


Il cardinale Alojzije Stepinac

Nella Croazia degli ustascia e nella Jugoslavia di Tito

Luglioprint 2018


Recensione di Silva Bon


Nel quadro complessivo della ricca, poliedrica, più volte premiata, produzione letteraria di don Vincenzo Mercante, ecco comparire il suo ultimo lavoro, la sua ultima fatica: si tratta della ricerca sulla vita, sull’operato, sulla figura umana del cardinale croato Alojzije Stepinac, che qui presentiamo.

Questo lavoro di don Vincenzo Mercante rappresenta un impegno molto forte sia da un punto di vista intellettuale, che da un punto di vista storico e anche politico: infatti Stepinac costituisce ancora oggi un “caso” aperto, discusso e controverso, nella letteratura socio-religiosa e storico-politica.

Molte opere sono state scritte su Stepinac, a difesa della sua azione apostolica e della sua testimonianza di fede negli anni Quaranta, nella Croazia degli ustascia, e soprattutto negli anni Cinquanta del Novecento, nella Jugoslavia di Tito. Tanto che nel 1998 papa Giovanni Paolo II ha proceduto alla beatificazione del cardinale Stepinac per la persecuzione subita da parte dei comunisti jugoslavi con il processo - farsa intentato contro di lui nel secondo dopoguerra e con la condanna a 16 anni di carcere duro, e per il sospetto fondato di un lento avvelenamento che lo porta alla morte l’8 febbraio 1960. Oggi si attende la fine del processo di santificazione in Vaticano.

Ma molti sono anche i detrattori di Stepinac, in primo luogo serbi ed ebrei, ma anche storici anglosassoni e italiani, tra cui importanti storici della Shoah e cacciatori dei nazisti, che affermano essere un disonore per la Chiesa cattolica il proclamarlo santo. Essi accusano il prelato di aver collaborato o almeno tollerato, colpevolmente in silenzio, i crimini nazisti nei Balcani e gli abusi atroci delle forze ultraconservatrici croate delle “Camicie azzurre”: cioè degli ustascia contro serbi, ebrei e rom, in nome di una Grande Croazia.

La interpretazione è controversa, la disputa è accesa. Tanto che l’attuale papa Francesco ha deciso di istituire una commissione mista, composta da cinque ricercatori cattolici croati e cinque ortodossi serbi, il cui compito è quello di chiarire quale fu il ruolo del cardinale durante la seconda guerra mondiale

La parola “ustascia” significa “insorti”, nel ricordo di coloro che, alcuni secoli prima, nel Seicento – Settecento, e ancora già dal Cinquecento, in Bosnia-Erzegovina avevano tentato di ribellarsi alla tirannia turca.

Infatti è necessario fare un passo indietro, storicizzare, contestualizzare il discorso su Stepinac, per capire i venti politici che soffiavano nel Novecento sui Balcani, per capire gli estremismi dell’opinione pubblica, per capire la violenza dei leaders politici, così di Ante Pavelić, capo del movimento ustascia, come di Tito, capo dei partigiani comunisti jugoslavi.

Don Vincenzo Mercante parte fin dal decreto di papa Leone X, che nel 1515 attribuisce alla nazione croata il titolo altamente significativo di “antemurale”, “baluardo della cristianità”, intendendo evidenziare la radicata cattolicità e la fedeltà alla Chiesa di Roma di un popolo, quello croato, da sempre vissuto a stretto contatto con i confinanti serbi, di fede serbo ortodossa, e i musulmani, di fede islamica, oltre che con gruppi cospicui di ebrei e di rom. Le costanti minacce ottomane e serbe mantengono vivo nei secoli il sentimento nazionale croato, il suo senso di identità, che si rafforza e si intensifica nell’attaccamento alla fede cattolica, fino a far combaciare una proclamazione religiosa con un acceso nazionalismo.

E vorrei soffermarmi con qualche riflessione sul lavoro di storico, sul metodo di lavoro dello storico Vincenzo Mercante.

Innanzitutto è da premiare la sua ricerca di equilibrio, di una giusta via di mezzo, tra posizioni storiografiche che inevitabilmente si ammantano di giudizi politici: l’uso strumentale della Storia passa anche attraverso la maggior o minor importanza attribuita ai diversi documenti reperibili e reperiti, che si possono giocare pro o contro un caso spinoso come è quello del cardinale Alojzije Stepinac, sostenendo tesi di plauso oppure di condanna nette, ben definite, perfino radicali.

Contro gli opposti estremismi don Vincenzo Mercante percorre la strada dell’onestà intellettuale: ricorda infatti tutte le posizioni giudiziali, anche i passaggi più scomodi e controversi, come, da ultimo, l’appoggio dato nel secondo dopoguerra, da alcuni membri del mondo cattolico ai nazisti e agli uomini compromessi, in questo caso con gli ustascia croati, in primo luogo al loro capo politico Ante Pavelić.

In un libro agile, chiaro, e di facile lettura, come è nello stile, ormai ampiamente testimoniato, dell’Autore, la contestualizzazione storica e politica è di vasto respiro, quasi Stepinac fosse il filo conduttore, il punto di riferimento alto di un più grande discorso intessuto di orrori, di violenze innominabili perpetrate contro uomini e donne, non più persone, ma oggetti, nemici assoluti, odiati visceralmente e bestialmente.

In undici capitoli, incorniciati da una Premessa e da una Appendice, entrambe problematiche, Vincenzo Mercante affronta grosse e spinose questioni: così delinea il sentimento nazionale dei croati, inquadrandolo fin dalle lontane radici medievali; tratteggia la figura di Ante Pavelić, il duce degli ustascia, e la posizione della chiesa croata tra sudditanza al dittatore e fedeltà al Vangelo, in cui spiccano al vertice il patriota Alojzije Stepinac e la politica antimarxista del Vaticano. Per cui le motivazioni della sua beatificazione si legano alle vicende dell’arresto e della condanna del primate. Ma non possono mancare le descizioni della criminale programmazione di orrendi massacri firmati dagli ustascia, collegate alla soluzione finale contro gli ebrei e al famigerato campo di concentramento di Jasenovac, che è emblema degli orrori nei Balcani, come Auschwitz in Polonia, cui sono legate anche documentate responsabilità di alcuni ecclesiastici più compromessi.

Ma non di Stepinac. E infatti Vincenzo Mercante fa propria la tesi storiografica di Pino Adriano e di Giorgio Cingolani, La via dei conventi. Ante Pavelić e il terrorismo ustascia dal fascismo alla guerra fredda, Mursia, Milano 2011, p. 292:

L’atteggiamento di Stepinac nei confronti degli ustascia sarebbe riconducibile a una innata paura anticomunista, comune alla gerarchia vaticana, la quale era convinta che l’avanzare dell’URSS nei Balcani e nell’Europa Centrale avrebbe costituito un immane flagello e prodotto la distruzione della civiltà cristiana. In tale contesto il patriota Stepinac accolse favorevolmente il nuovo assetto politico che innalzava la Croazia ad antemurale della cristianità. Nel primo anno del regime l’arcivescovo era probabilmente convinto che responsabili delle atrocità fossero gruppi isolati di ustascia, che non rispondevano a nessuno se non alla loro sete di crudeltà. Ma quando si rese conto che i suoi interventi cadevano nel vuoto e che alle formali rassicurazioni non seguiva alcun sostanziale mutamento di indirizzo, egli prese progressivamente coscienza della vera indole di Pavelić. Cominciò allora a denunciare pubblicamente la condotta del regime chiedendo buone relazioni con i serbi e vedendo in essi degli uomini e non delle bestie selvagge”.

Il processo farsa contro Stepinac, condannato nel 1946 a sedici anni di lavori forzati, viene annullato con una sentenza dal valore storico e politico solo due anni fa, il 22 luglio 2016 dal Tribunale Distrettuale di Zagabria.

L’ombra lunga dell’odio etnico, nazionale, religioso nei Balcani si attesta ancora nella guerra degli anni Novanta, e noi a Trieste, abbiamo sentito e visto passare sopra le nostre teste gli aerei che andavano a bombardare nella ex Jugoslavia che si stava dissolvendo. Ancora oggi le partite di calcio tra serbi e croati sono strettamente monitorate.

Questo libro di don Vincenzo Mercante ci illustra con una garanzia di obiettività, ricercata come impegno morale, i drammatici fatti storici pregressi, che si proiettano faticosamente sulla complessa attualità.



 


 
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Scritto da Vincenzo Mercante   
lunedì 08 ottobre 2018
 
 


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Ultimo aggiornamento sito:8/10/2018 - 19:59
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