Una riflessione sul significato del viaggio: la rievocazione della storia biblica di Tobia. Le due direttrici principali sono il significato del viaggio come via iniziatica per il perfezionamento spirituale, e la dimensione della solidarietà legata al viaggio.
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Ha un senso vivere? "Un uomo diventa quello che pensa", ripeteva Gandhi. Camminare è imparare l'arte di vivere, crescere nella pienezza a livello fisico, intellettuale, affettivo. E fondamentale è la meta, il fine cui si tende. Per il mussulmano il pellegrinaggio alla Mecca è assorbire un'impressione indimenticabile che accompagnerà il devoto fino all'ultimo respiro.
Per l'ebreo errante la meta è Gerusalemme: al monte del Tempio dwel Signore affluiranno tutte le genti e un popolo non alzerà la spada più contro un altro popolo. Ma il camminare è sempre sudore e fatica, ma insieme è scoperta, stupore del nuovo, tolleranza nella diversità. Quarant'anni furono necessari al popolo ebraico per giungere in libertà nella terra promessa. Fermarsi è un morire al domani, salvo l'immobilità di Siddarhta nel meditare sotto l'albero della saggezza. C'è chi vive l'intera esistenza sulla strada "on the road" in rivolta perenne contro ogni conformismo, nel perenne vagabondaggio, alla ricerca dell'autenticità nella vita di gruppo, nell'estasi della droga, nel nirvana delle religioni orientali. Per il Manzoni la vita non è godimento per pochi e dolore per molti, ma un impegno di cui si dovrà rendere conto al Tribunale Supremo e a quello della storia. Avventura vagabondaggio, normalità:"Uomo di tutti i tempi ti basta un'illusione per farti coraggio e subito riprendere il viaggio come dopo il naufragio un supersite lupo di mare" scrivera Ungaretti incitando alla speranza. Perché in definitiva ogni vita è sempre originale.