|
Scritto da Vincenzo Mercante
|
|
domenica 20 gennaio 2008 |
|
Il Papa agli islamici: Dialoghiamo in Dio
La lettera aperta dei “138” ulema al Papa e agli altri leader delle Chiese ortodosse e protestanti cristiane datata il 13 ottobre 2007, coincidente con la fine del Ramadan, aveva per titolo: “una parola in comune tra noi e voi”.
Nell’appello sottoscritto da esponenti delle scuole islamiche sannita, sciita, sufi, si affermava che la pace nel mondo dipende alquanto dal miglioramento delle relazioni tra religioni e sottolineava che “i musulmani non sono contro i cristiani e riconoscono Cristo anche se non allo stesso modo dei cristiani”.
Con una lettera a firma del segretario di Stato vaticano Bertone, Benedetto XVI rispondendo ai firmatari, “riaffermava l’importanza del dialogo basato sul rispetto effettivo della dignità della persona, sulla oggettiva conoscenza della religione dell’altro, sulla condivisione dell’esperienza religiosa e sull’impegno comune a promuovere il mutuo rispetto”.
Il cardinale Jean-Louis Tauran, responsabile del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in un’intervista apparsa sull’Avvenire, commentava con soddisfazione l’avvenimento, perché l’appello dei “138” era firmato da personalità sannite e sciite insieme e poi perché venivano usate espressioni mutuate sia dal Corano che dai Vangeli, fatto quest’ultimo del tutto nuovo.
Si potrebbe quindi prospettare un dialogo che, se presenta difficoltà sul piano teologico, apre invece prospettive feconde sul piano culturale, caritativo e spirituale. |