Prof. Vincenzo Mercante - la vita, le opere, i pensieri


Main Menu
Home
Biografia
Contattami
Articoli
Conferenze
Recensioni
Bibliografia
Bibliografia
Pubblicazioni
Partecipazioni
Traduzioni
Premi e riconoscimenti
Lettura d'autore
Siti web
Radio Maria
Radio Nuova Trieste
Vita Nuova Trieste
Beato Carlo a Trieste
Ricerche
Visite dal mondo
Locations of visitors to this page
Syndicate


INQUISIZIONE ROGHI E POTERE PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Mercante   
martedì 17 aprile 2012
La pratica della magia, della stregoneria e del satanismo è esistita in ogni tempo sia nelle società pagane che nell'ambito della cristianità.

Quando nel corso del Medioevo si fecero strada svariate credenze superstiziose, mescolate ad occultismo e ricorso a forze del male, la cristianità cominciò ad allarmarsi temendo presunte intrusioni di potere satanico.


 

Il pullulare di sette ispirate al dualismo cataro, la nascita di pie associazioni invocanti una riforma ecclesiastica generale, lo sfruttamento pecuniario delle reliquie dei santi e delle indulgenze, l'insistenza di predicatori sulla presenza del diavolo nella quotidianità avevano profondamente plagiato le menti di intere popolazioni travolte da una miseria spaventosa.

Sortilegi, profanazioni, patti diabolici, spinsero i papi ad emanare bolle sempre più coercitive nei confronti di soggetti che esorbitassero dalle abitudini comportamentali comuni oppure dessero segni di insofferenza nei confronti del potere costituito.

Per impedire ad ogni costo che l'ordine gerarchico sociale venisse turbato bisognava prevenire nelle classi subalterne qualsiasi gesto di ribellione. L'accusa di stregoneria divenne uno dei mezzi di repressione per il basso popolo, mentre la taccia di eresia venne riservata prevalentemente alle persone di rango sociale nobile e colto.

Ma con la pubblicazione del Malleus maleficarum, cioè il Martello delle streghe nel 1487, stregoneria, eresia e satanismo vengono accomunati e sottoposti ai tribunali ecclesiastici.

Nel manuale dei domenicani Heinrich Kramer e Jakob Sprenger i timori popolari vengono accentuati con l'enumerazione e l'estensione dei culti satanici, che in verità erano frutto prevalentemente di un complesso di intrecci e di vicende nate da fame, allucinazioni, o semplici invenzioni.

La caccia alle streghe diventa una mania collettiva e le accuse nascono in seguito a comportamenti psicofisici legati a tensioni sociali.

La mancanza di generi alimentari per la famiglia, la rabbia repressa nei confronti di una Chiesa ricca nelle alte gerarchia, l'odio contro il ceto padronale nobile favoriscono il cedimento verso pratiche occulte che finiscono per creare timori collettivi.

E siccome i vaneggiamenti colpiscono soprattutto l'universo femminile, si intensificano la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure ed infernali dalle quali ricevevano poteri per danneggiare l'uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o legare amori (connotati, questi, che nell'immaginario popolare hanno da sempre delineato la figura della strega).

Il fenomeno della caccia al diverso, già presente nel Medioevo, tocca l'acme all'incirca tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVIII secolo all'interno dell'occidente cristiano, mentre nelle regioni protestanti ebbe maggior rilevanza e recrudescenza soprattutto durante l'Umanesimo e il Rinascimento. In quell'epoca un rilevante numero di donne, ritenute sospette e pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni che sovente terminavano con il rogo.

Numerosi processi possono trovare spiegazione nella paura e nella psicosi, ma talvolta riguardano anche fenomeni reali di vera possessione diabolica. In tali casi intervengono prima gli esorcisti, poi i giudici ecclesiastici, soprattutto i frati Domenicani, ed infine il braccio secolare.

Obbligatorio era l'uso della tortura con strumenti più o meno raffinati secondo la colpevolezza dell'accusato, che sempre finiva per confessare di aver avuto rapporti con il diavolo nel contesto di sabba orgiastrici.

Classico rimane il lavoro di Carlo Ginzburg: Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino 1966. Dopo un

breve accenno ai cosiddetti poteri di Satana e ai suoi presunti rapporti con le streghe in riti osceni, l'autore insiste su situazioni di povertà estrema, di ignoranza e angoscia quotidiane che sfociavano in congiunzioni sataniche, voci interiori di folletti, allucinazioni ammalianti.

Allora l'accumularsi di eventi nocivi, l'abbattersi di calamità naturali sui raccolti o sul bestiame, le malattie incurabili, le morti improvvise e immotivate di neonati o la loro scomparsa, l'infecondità degli animali e l'impotenza degli uomini erano opera di arti demoniache o legati a filtri e malefici stregoneschi e immediatamente facevano scattare una selvaggia repressione nei confronti dei portatori d'incantesimi.

A raggio sociale di volta in volta vennero incriminati gli ebrei, gli eretici, i saraceni, i bestemmiatori e profanatori di tabernacoli, infine i luterani.

Nelle piccole località paesane invece le disgrazie trovavano spiegazione nell'invidia della vicina, a cui si era fatto un torto, oppure nei membri più emarginati come le donne vecchie, specie se vedove, costrette all'elemosina o a saltuari lavori nei campi.

L'immotivata paura dei malefici fece crescere a dismisura l'ossessione della stregoneria in tutte le nazioni europee.

Si chiamava Il sacro arsenale il manuale impiegato dagli inquisitori nel patriarcato di Aquilea, ma già da teempo in uso nei paesi tedeschi e nei territori alpini. Il titolo rinviava con preciso e macabro riferimento ai molteplici e raffinati strumenti di tortura, dallo stiramento alle tenaglie, dai capestri infuocati all'ingabbiamento totale del corpo passato alla storia come la Vergine di Norimberga.

Qui interessa far notare che fra il 1614 e il 1615 “dieci persone, sette donne e tre uomini, sulla base di accuse inventate e prive di senso, furono strangolate e poi bruciate a Coredo, in Val di Non, sui roghi allestiti antistanti il Palazzo Nero e altre diciannove furono condannate a pene pecuniarie o corporali” (cfr. Bertolini Claudia, La stupenda Inquisizione d'Anaunia, processo del 1611-1615, U.C.T., Trento 1990; Gabiati Annabella, L'ultima strega della Val di Non, Editing, Treviso 2009).

Vincenzo Mercante

Inquisizione, roghi e potere

La pratica della magia, della stregoneria e del satanismo è esistita in ogni tempo sia nelle società pagane che nell'ambito della cristianità.

Quando nel corso del Medioevo si fecero strada svariate credenze superstiziose, mescolate ad occultismo e ricorso a forze del male, la cristianità cominciò ad allarmarsi temendo presunte intrusioni di potere satanico.

Il pullulare di sette ispirate al dualismo cataro, la nascita di pie associazioni invocanti una riforma ecclesiastica generale, lo sfruttamento pecuniario delle reliquie dei santi e delle indulgenze, l'insistenza di predicatori sulla presenza del diavolo nella quotidianità avevano profondamente plagiato le menti di intere popolazioni travolte da una miseria spaventosa.

Sortilegi, profanazioni, patti diabolici, spinsero i papi ad emanare bolle sempre più coercitive nei confronti di soggetti che esorbitassero dalle abitudini comportamentali comuni oppure dessero segni di insofferenza nei confronti del potere costituito.

Per impedire ad ogni costo che l'ordine gerarchico sociale venisse turbato bisognava prevenire nelle classi subalterne qualsiasi gesto di ribellione. L'accusa di stregoneria divenne uno dei mezzi di repressione per il basso popolo, mentre la taccia di eresia venne riservata prevalentemente alle persone di rango sociale nobile e colto.

Ma con la pubblicazione del Malleus maleficarum, cioè il Martello delle streghe nel 1487, stregoneria, eresia e satanismo vengono accomunati e sottoposti ai tribunali ecclesiastici.

Nel manuale dei domenicani Heinrich Kramer e Jakob Sprenger i timori popolari vengono accentuati con l'enumerazione e l'estensione dei culti satanici, che in verità erano frutto prevalentemente di un complesso di intrecci e di vicende nate da fame, allucinazioni, o semplici invenzioni.

La caccia alle streghe diventa una mania collettiva e le accuse nascono in seguito a comportamenti psicofisici legati a tensioni sociali.

La mancanza di generi alimentari per la famiglia, la rabbia repressa nei confronti di una Chiesa ricca nelle alte gerarchia, l'odio contro il ceto padronale nobile favoriscono il cedimento verso pratiche occulte che finiscono per creare timori collettivi.

E siccome i vaneggiamenti colpiscono soprattutto l'universo femminile, si intensificano la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure ed infernali dalle quali ricevevano poteri per danneggiare l'uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o legare amori (connotati, questi, che nell'immaginario popolare hanno da sempre delineato la figura della strega).

Il fenomeno della caccia al diverso, già presente nel Medioevo, tocca l'acme all'incirca tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVIII secolo all'interno dell'occidente cristiano, mentre nelle regioni protestanti ebbe maggior rilevanza e recrudescenza soprattutto durante l'Umanesimo e il Rinascimento. In quell'epoca un rilevante numero di donne, ritenute sospette e pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni che sovente terminavano con il rogo.

Numerosi processi possono trovare spiegazione nella paura e nella psicosi, ma talvolta riguardano anche fenomeni reali di vera possessione diabolica. In tali casi intervengono prima gli esorcisti, poi i giudici ecclesiastici, soprattutto i frati Domenicani, ed infine il braccio secolare.

Obbligatorio era l'uso della tortura con strumenti più o meno raffinati secondo la colpevolezza dell'accusato, che sempre finiva per confessare di aver avuto rapporti con il diavolo nel contesto di sabba orgiastrici.

Classico rimane il lavoro di Carlo Ginzburg: Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino 1966. Dopo un

breve accenno ai cosiddetti poteri di Satana e ai suoi presunti rapporti con le streghe in riti osceni, l'autore insiste su situazioni di povertà estrema, di ignoranza e angoscia quotidiane che sfociavano in congiunzioni sataniche, voci interiori di folletti, allucinazioni ammalianti.

Allora l'accumularsi di eventi nocivi, l'abbattersi di calamità naturali sui raccolti o sul bestiame, le malattie incurabili, le morti improvvise e immotivate di neonati o la loro scomparsa, l'infecondità degli animali e l'impotenza degli uomini erano opera di arti demoniache o legati a filtri e malefici stregoneschi e immediatamente facevano scattare una selvaggia repressione nei confronti dei portatori d'incantesimi.

A raggio sociale di volta in volta vennero incriminati gli ebrei, gli eretici, i saraceni, i bestemmiatori e profanatori di tabernacoli, infine i luterani.

Nelle piccole località paesane invece le disgrazie trovavano spiegazione nell'invidia della vicina, a cui si era fatto un torto, oppure nei membri più emarginati come le donne vecchie, specie se vedove, costrette all'elemosina o a saltuari lavori nei campi.

L'immotivata paura dei malefici fece crescere a dismisura l'ossessione della stregoneria in tutte le nazioni europee.

Si chiamava Il sacro arsenale il manuale impiegato dagli inquisitori nel patriarcato di Aquilea, ma già da teempo in uso nei paesi tedeschi e nei territori alpini. Il titolo rinviava con preciso e macabro riferimento ai molteplici e raffinati strumenti di tortura, dallo stiramento alle tenaglie, dai capestri infuocati all'ingabbiamento totale del corpo passato alla storia come la Vergine di Norimberga.

Qui interessa far notare che fra il 1614 e il 1615 “dieci persone, sette donne e tre uomini, sulla base di accuse inventate e prive di senso, furono strangolate e poi bruciate a Coredo, in Val di Non, sui roghi allestiti antistanti il Palazzo Nero e altre diciannove furono condannate a pene pecuniarie o corporali” (cfr. Bertolini Claudia, La stupenda Inquisizione d'Anaunia, processo del 1611-1615, U.C.T., Trento 1990; Gabiati Annabella, L'ultima strega della Val di Non, Editing, Treviso 2009).

Vincenzo Mercante

 
< Prec.   Pros. >


Ultime Notizie
Notizie più lette
Chi è in linea
Cerca
Area Riservata
Amministrazione
Mappa del sito
Gesù Divina Misericordia
Educare alla misericordia


Ultimo aggiornamento sito:4/03/2017 - 12:13
Licenza Creative Commons
Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia - 2007-2017 Vincenzo Mercante.
Contatore visitatori:

BI@Work