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Benedetto e Abdullah, uno storico incontro |
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Scritto da Vincenzo Mercante
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domenica 20 gennaio 2008 |
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L’incontro che si è svolto il 6 novembre 2007 Benedetto XVI e il re Abdullah è certo un avvenimento di portata storica: è la prima volta che un sovrano saudita, custode dei luoghi sacri dell’Islam, La Mecca e Medina, si reca in visita al capo della Chiesa cattolica. Tra il Vaticano e Ryad non intercorrono relazioni diplomatiche; i rapporti sono sempre stati molto difficili a causa della totale mancanza di libertà religiosa.
Il wahhabismo, espressione radicale e intollerante dell’Islam, impera nella sfera politica dell’Arabia Saudita e, attraverso la temibile Mutawwa, la polizia religiosa del Dipartimento per la Prevenzione del Vizio e la Promozione della Virtù, rende difficile la vita ai musulmani sciiti e sufi, ed alcuni milioni di lavoratori stranieri cristiani, agli induisti, ai buddisti, ai cristiani (oltre un milione). Pur in mancanza di dati ufficiali, i cristiani detenuti nelle prigioni saudite sono alcune centinaia, arrestati per aver organizzato riunioni spirituali, aver tenuto crocifissi, libri di preghiere e immagini sacre. In tutta l’Arabia Saudita non esistono chiese, né ci sono sacerdoti, né sono consentiti incontri religiosi nelle abitazioni private. L’incontro tra il Pontefice e il re ha destato l’attenzione dei media in quasi tutto il mondo e ampia risonanza ha avuto sulla stampa araba, secondo la quale si è parlato soprattutto di libertà religiosa. Il Papa ha fatto rilevare che “milioni di stranieri, che contribuiscono al benessere, allo sviluppo e alla storia del paese, non possono praticare liberamente il proprio culto. Sono stati presi in esame sia il valore della collaborazione tra cristiani, ebrei e musulmani per la promozione della pace e della giustizia in Medio Oriente”. Di rapporti diplomatici per il momento non si discute, ma ciò non impedisce di incontrarsi per capirsi e conoscersi meglio. |